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Mosè separa le acque
“A volte ci si abitua a ciò che si vede al cinema e si finisce per dimenticare la storia vera”, dice un amico, mentre osserviamo insieme il porto di Miami. “Ti ricordi dei “Dieci Comandamenti“?
Certo che me ne ricordo. Mosè - Charlton Heston –, a un certo punto alza il bastone, le acque si separano e il popolo ebreo attraversa la grande distesa d’acqua.
“Nella Bibbia è differente”, commenta il mio amico. “Lì, Dio dice a Mosè: ‘ordina ai figli di Israele di marciare’. Ed è solo quando hanno ormai cominciato a camminare che Mosè alza il bastone e il Mar Rosso si apre”.
“Solo il coraggio nel cammino fa sì che il cammino si manifesti”.
Sant’Agostino e la logica
Sant’Agostino fu convertito da un semplice segnale. Per anni cercò nelle varie correnti filosofiche una risposta per il senso della vita. Un pomeriggio, nel giardino della sua casa di Milano, rifletteva sul fallimento di tutta la sua ricerca. In quel momento, udì un bambino che cantava per la strada: “Prendi e leggi! Prendi e leggi!”
Malgrado si fosse sempre regolato in base alla logica, decise – d’impulso – di aprire il primo libro che aveva a portata di mano. Era la Bibbia, e vi lesse un brano di San Paolo – in cui c’erano le risposte che cercava.
Da quel momento in poi, la logica di Agostino fece posto anche alla fede, ed egli si trasformò in uno dei maggiori teologi della Chiesa.
Il senso della verità
In nome della verità, la razza umana ha commesso i peggiori crimini. Uomini e donne sono stati bruciati. La cultura di intere civiltà è stata distrutta. Coloro che cercavano un cammino diverso erano emarginati.
Uno di essi, in nome della “verità”, ha finito per essere crocifisso. Ma – prima di morire – ha lasciato la grande definizione della Verità.
Non è quello che ci dà certezze. Non è quello che ci dà profondità. Non è quello che ci rende migliori degli altri. Non è quello che ci mantiene nella prigione dei preconcetti.
La verità è ciò che ci dà la libertà. “Conoscerete la Verità, e la verità vi renderà liberi”, ha detto Gesù.
Artisti della vita
Devo vivere oggi tutte le grazie che Dio mi ha dato. La grazia non può essere accumulata. Non esiste una banca in cui depositare le grazie ricevute per usarle secondo la nostra volontà. Se non usufruirò di queste benedizioni, le perderò irrimediabilmente.
Dio sa che noi siamo gli artisti della vita. Un giorno ci fornisce un cesello per le sculture, un altro giorno i pennelli e la tela, un altro ancora ci dà una penna per scrivere. Ma non riusciremo mai a usare il cesello sulle tele, o le penne sulle sculture. A ciascun giorno, il suo miracolo. Devo accettare le benedizioni di oggi per creare ciò che possiedo: se lo farò con distacco e senza senso di colpa, domani riceverò di più.
Il rospo e l’acqua
Un mio amico avvocato, Renato Pacca, mi manda un testo interessante: vari studi biologici dimostrano che un rospo immerso in un recipiente con l’acqua del suo stagno rimane statico per tutto il tempo in cui riscaldiamo il liquido. Il rospo non reagisce al graduale aumento di temperatura (cambiamenti di ambiente) e muore quando l’acqua raggiunge il bollore, gonfio e felice.
D’altro canto, un rospo che venga gettato nello stesso recipiente in cui l’acqua sia già in ebollizione, balza immediatamente fuori. Un po’ scottato, ma vivo!
A volte siamo dei rospi bolliti. Non ci accorgiamo dei cambiamenti. Pensiamo che vada tutto benissimo, o che ciò che non va passerà – che sia solo questione di tempo. Siamo sul punto di morire, ma ce ne restiamo lì a galleggiare, stabili e apatici, nell’acqua che si riscalda un minuto dopo l’altro. E così finiamo per morire, tutti gonfi e felici, senza esserci accorti dei cambiamenti intorno a noi.
Ci sono dei rospi bolliti che sono ancora convinti che l’elemento fondamentale sia l’obbedienza, e non la competenza: comanda chi può, e obbedisce chi ha giudizio. E in tutto questo, dov’è la vita vera? È meglio uscire mezzo scottati da una situazione, ma vivi e pronti ad agire.
Giugno 2001
La vita è come una grande corsa in bicicletta, il cui traguardo è realizzare la Leggenda Personale.
Alla partenza, stiamo tutti insieme e condividiamo cameratismo ed entusiasmo. Ma poi, a mano a mano che la corsa procede, la gioia iniziale fa posto alle vere sfide: la stanchezza, la monotonia, i dubbi sulle proprie capacità.
Notiamo che alcuni degli amici hanno desistito dalla sfida – stanno ancora correndo, ma solo perché non possono fermarsi in mezzo a una strada: sono numerosi, pedalano accanto alla vettura di appoggio, chiacchierano tra loro, e si assoggettano a un obbligo.
Alla fine li distanziamo e, a quel punto, siamo costretti ad affrontare la solitudine, le sorprese dietro le curve sconosciute, i problemi con la bicicletta. E, dopo un po’ di tempo, cominciamo a domandarci se valga la pena di impegnarsi tanto.
Sì, ne vale la pena. Si tratta solo di non desistere.
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