Edizione nº 216
Per le strade di Sofia
Dopo aver passato cinque giorni speciali a Sofia, la capitale della Bulgaria, entro per la prima volta in un aereo della Bulgaria Air, che mi porterà alla prossima meta di questo viaggio senza (molti) piani che faccio per festeggiare i 20 anni del mio pellegrinaggio lungo il Cammino di Santiago.
Dal momento che è proibito accendere il computer prima e durante il decollo, passo distrattamente gli occhi sulla rivista di bordo. Come in tutte le riviste delle compagnie aeree, so che anche qui troverò la descrizione delle meraviglie del Paese e non sono molto interessato all’argomento, perché la mia visita è stata ottima e non c’è bisogno che qualcuno stia lì a dirmi quanto sia meraviglioso il posto. Anni fa, durante il durissimo regime comunista, quando nessuno poteva visitare il Paese, un autore brasiliano scrisse un libro nel quale metteva in dubbio persino l’esistenza della Bulgaria: a quanto affermava, l’autore non aveva mai conosciuto una sola persona che ci fosse andata. Dunque, si domandava se tutto non fosse altro che una cospirazione per farci credere a una realtà inesistente. Ovviamente, si tratta di un libro molto spiritoso, senza alcuna critica nei confronti dei bulgari, ma che si basa sul fatto che l’immaginario collettivo a volte può essere manipolato.
Sto pensando a questo scrittore quando leggo sulla rivista di bordo, nelle pagine dove normalmente si trovano consigli riguardanti alberghi, ristoranti e procedure d’imbarco, qualcosa che mi lascia affascinato e sorpreso:
A] Camminare per il centro di Sofia significa confrontarsi con automobili posteggiate sui marciapiedi, gente che vi suona il clacson alle orecchie, cani senza guinzaglio, buche che compaiono senza alcun avviso.
B] Se volete salire su un autobus, ricordatevi che la porta è piccola, e c’è una forte possibilità che vi facciate male urtando contro il battente. Lanciate una moneta da 1 lev (la moneta locale) in grembo all’autista, urlategli dove desiderate che si fermi, e sappiate che non sempre gli autobus rispettano le fermate. Ma non perdete per questo il vostro buonumore.
C] Per guidare, tenete in considerazione tutti i seguenti elementi: patente di guida, passaporto, nervi d’acciaio inossidabile, occhi che non possono strizzarsi in nessun momento, segnali stradali che assomigliano a dei geroglifici (la Bulgaria usa l’alfabeto cirillico), conducenti farneticanti.
E] Quando vi fermate a un semaforo, siate pronti a vedere la vostra auto circondata da una folla di ragazzini pronti a lavarvi il parabrezza: tenete duro, non accettate!
F] Gli agenti della polizia stradale sono estremamente venali (c’è scritto: prodigiously venal!) e vi tengono d’occhio. Comportatevi come santi, non vi stressate, a meno che non desideriate pagare una “multa all’istante”, il che non è altro che un tipo di corruzione.
G] In Bulgaria c’è un forte indice di criminalità, ma, per favore, rilassatevi! Sarete altrettanto sicuri quanto a New York, Londra, Parigi o in qualsiasi altra città.
H] L’illuminazione è pessima durante la notte.
I] I commercianti non hanno mai soldi spiccioli. Chiedete al vostro albergo banconote di piccolo taglio, o rischierete di restare per venti minuti in attesa del venditore che si è recato dal vicino o alla banca più prossima per munirsi di denaro spicciolo.
J] Torniamo all’autobus: ce ne sono alcuni che hanno all’entrata una macchinetta che mette paura, e voi dovrete scoprire lì per lì come riuscire a tirarne fuori il vostro biglietto. Ricordatevi che in qualsiasi parte del mondo il trasporto pubblico è a pagamento. Ovviamente, sono grandi le possibilità di veder salire, durante il percorso, dei controllori che chiedono il biglietto ai passeggeri, la maggioranza dei quali non ce l’ha; ci sarà una discussione e quelli saranno obbligati a pagare una multa. Dal momento che voi avrete superato tutti i problemi e comprato il vostro, potrete assistere senza paura a queste liti.
Siamo onesti: quasi tutte le grandi città del mondo presentano la maggior parte di questi problemi (quello del ticket, per esempio, io l’ho vissuto ad Amsterdam). Ma è la prima volta che una compagnia aerea ne parla apertamente. Complimenti per il coraggio, che mi fa amare ancora di più il paese e il suo popolo.
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