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Matrimonio e Xenofobia


Matrimonio e Xenofobia

Qualche tempo fa ho fatto un’indagine tra i lettori del mio blog su alcuni temi. Ecco qui di seguito le loro opinioni su matrimonio e xenofobia (paura compulsiva dello straniero).

 

Matrimonio

Stella: sono condannata ad amarti, e questa è la mia salvezza. Dovrò vivere per sempre nell’ombra dei tuoi occhi, accettare il fatto che tutto ciò che la tua mano sfiora risveglia in me quanto c’è di meglio. Tutto ciò che conosco è il tuo amore, e non mi interessa altro.

Prajakta: due persone si uniscono, l’amore suscita altro amore. Due esseri imperfetti si uniscono, e la perfezione diviene possibile.

Dasha: la cerimonia del matrimonio è solo un simbolo, e potremmo vivere benissimo senza le pressioni che essa comporta. L’amore è libero, selvaggio, e quanto più ci sentiamo in questo stato di totale libertà, tanto più diveniamo consapevoli della gioia che significa vivere con un’altra persona perché l’abbiamo scelta, e non perché la società ci ha obbligato.

Leila: nella mia religione (Islam) il matrimonio risponde della metà degli atti di adorazione di Dio. Non riesco a comprendere quelle religioni che predicano il celibato e l’ascetismo, allontanando l’essere umano dalla propria condizione naturale.

Nadia: io ho bisogno di amore. Ho bisogno che qualcuno mi dica che è innamorato di me, e questo è tutto. Non sento la necessità di un abito bianco e di una benedizione della chiesa, ma a quanto pare sono l’unica tra le mie amiche a pensarla così. Temono tutte la solitudine; ma se io non incontrerò qualcuno che mi capisca profondamente, che male ci sarebbe nel rimanere sola? Eppure la pressione è talmente forte che penso dovrò accettarla prima o poi, altrimenti il mio amor proprio ne sarà seriamente pregiudicato.

Liz: io mi sposerò fra due settimane, e di questo argomento ho parlato in maniera compulsiva. Qual è la conclusione cui sono giunta? Con o senza la cerimonia formale, una coppia sarà sempre ciò che può essere. L’unica cosa che cambia è che dovremo tenere nascoste le nostre liti.

Neel P.: io credo che una coppia che metta Dio al centro della propria vita saprà anche mettere il matrimonio nel posto che gli spetta. Stare con un’altra persona non significa divinizzarla, ma vederla come una parte delle benedizioni divine che tutti i giorni influiscono nelle nostre vite – come amore, sesso, solitudine, e persino sofferenza. Il matrimonio non è assolutamente una meta, ma una parte del nostro cammino, e sono certo che Dio si serve di questa unione per una ragione ben al di là del semplice perpetuare la specie.

Paulo Coelho: io adoro scrivere questi testi al bar, proprio come sto facendo ora. Davanti a me c’è una donna con gli occhiali scuri, che sta sfogliando una rivista. Qualche minuto fa, mi ha domandato se avessi fame, io le ho risposto di no e lei ha ripreso la sua lettura.

Avrebbe potuto starsene a casa, o andare al cinema, o magari in un altro ristorante con gli amici, ma io sento il bisogno che stia accanto a me. A volte porta con sé i suoi quaderni di bozzetti (è pittrice), altre volte ha altre cose da fare, ma non appena le è possibile mi accompagna nei tanti bar della vita. Stiamo insieme da 27 anni. Abbiamo già vissuto tante crisi, e a tutte siamo sopravvissuti. Abbiamo costruito e ricostruito il nostro matrimonio ogni giorno, e anche se sembra la stessa donna che ho conosciuto nel 1979, lei ha saputo trasformarsi e adattarsi con il tempo che dà i suoi insegnamenti e ci obbliga ad andare avanti.

Qualche istante fa, un bambino si è avvicinato al nostro tavolo. Ha portato un sacchetto pieno di campioncini di profumo, dicendo che ce li mandava in regalo sua madre. Ho guardato la donna, lei ha sorriso. Di sicuro capisce che, anche se c’è un computer tra me e la donna dagli occhiali scuri che ho davanti, le nostre anime sono in connessione.

 

Xeonofobia

Ruth: la vita significa avventura, cambiamento, cose che non tutti hanno il coraggio di affrontare e accettare. Quando si guarda lo straniero, affiora una paura inconsapevole: “perchè ha osato fare quei passi e avventurarsi in luoghi dove nessuno lo conosce? Non sarà che vuole infiltrare le sue idee, distruggere il mondo che abbiamo costruito con tanto sforzo?”

D.H.: per alcuni mesi, nel 2001, ho avuto in casa (a Boston) uno studente arabo. Tutti ammiravano la sua gentilezza, e tante sere ci riunivamo in un bar vicino a casa per chiacchierare dei costumi del suo paese. Subito dopo gli attentati dell’11 settembre, quelle stesse persone che il giorno prima si divertivano alle sue storie cominciarono a odiarlo.

Dasha: la xenofobia non è soltanto la paura dello straniero, ma anche quanto accade tra generazioni diverse. La maggior parte delle persone ha timore dell’oggi, e preferisce vivere nel passato. Il mio paese (Russia) ne è un esempio eccellente.

Aspen: ogni bambino, se allevato con il rigore e la liberalità necessari, potrebbe collaborare all’infinito per rendere questo pianeta un posto migliore dove vivere. Una delle prime cose che impariamo, invece, è “non parlare con gli estranei”.

Guerriero dell’Acqua Corrente: qui in Danimarca abbiamo un festival che dura circa una settimana, e che attira quasi 100 mila stranieri a festeggiare la vita, gli interessi in comune, e apprendere con le diversità. Le persone si abbracciano per il solo ed unico motivo che si trovano sulla stessa strada, cantando e bevendo insieme. Quando il festival finisce, una strana atmosfera torna a scendere sul posto e lo straniero torna a essere una minaccia.

Neel P.: abbiamo bisogno di confidare nell’amore. Abbiamo bisogno di ricordare quello che ci è stato detto: “ama il tuo prossimo come te stesso”. Se confideremo nell’amore, non dovremo temere più niente, ma in realtà non abbiamo mai abbastanza fiducia...

Radek: le persone nel mio paese (Polonia} hanno subito la tirannia di Hitler, l’oppressione sovietica, ma sembra che non abbiano imparato niente. Mi terrorizza vedere gente che ha provato gli orrori del nazismo comportarsi oggi nella stessa maniera, evitando tutto quello che sia sconosciuto o diverso. La cosa peggiore di tutte è che si servono della religione per giustificare le proprie azioni, sostenendo che tutti quelli che non sono cristiani devono essere banditi dalla società. Questa fede cieca è peggiore della mancanza di fede.

 
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